Txalupa handia

http://www.ibaifoto.com/clients/1503/fichiers/photos/54762aef9ed1b.jpg

Questa settimana abbiamo iniziato un progettone: costruire una replica di txalupa da pesca basca, gemella della già esistente Brokoa, che vedete in foto.

Brokoa è stata costruita qualche anno fa dall’associazione basco-francese Itsas Begia, grazie ai piani risalenti al 1878 conservati nell’archivio dell’Aquarium di San Sebastian/Donostia.

Ovviamente se i baschi francesi hanno una barca tradizionale per pescare i tonni lunga 13 metri allora anche quelli spagnoli ne vogliono una. Più lunga di un metro però.

Ecco allora che (dopo tre mesi passati in sala tracciato e a fare sagome per tutte le ordinate) sono due giorni che giriamo nel “deposito legname” (leggi: tutta la superficie scoperta di Albaola) per cercare i pezzi più adatti a chiglia, asta di prua e poppa.

Non è un lavoro facile, perché si tratta di scegliere un tronco della giusta misura e del giusto spessore, che non abbia “magagne” o nodi in posti poco adatti e che abbia la curvatura corretta, permettendo quindi di ricavare i pezzi necessari col minor spreco di materiale possibile. Ovviamente queste sezioni di tronco lunghe diversi metri sono impilate tra di loro, ed è tutto un sposta e rimetti per andare a vedere cosa c’è sotto di interessante. Non leggerissimo come lavoro.

Oggi abbiamo sbozzato prua e poppa, nei prossimi giorni c’è da finire la chiglia, tagliare più precisamente il tutto e preparare gli incastri “a dardo di Giove” per montare le parti. Per chi non sapesse di cosa si tratta, sono giunti del tipo che vedete nella foto qui sotto con Gilberto che ne mostra uno da lui realizzato.

http://www.veniceboats.com/it-flotta-archeologia-iulia%20Felix-ricostruzione.htm

Tradizionalmente, l’inizio della costruzione di una barca è dato dal momento in cui si pone la chiglia. Nel nostro caso sarà con tutta probabilità settimana prossima.

Burokrazia

Essendo oggi il mio giorno libero ho pensato bene di svegliarmi alle 6:30 del mattino (esistono, apparentemente) per andare a Donosti a “solicitar” il famigerato NIE (ovvero il Número de Identidad de Extranjero). Per chi non lo sapesse, è un po’ l’equivalente del nostro codice fiscale e ti serve se vuoi fare alcune cose, come nel mio caso richiedere la tessera dei trasporti (ma adesso che ce l’ho potrei anche aprire un conto in banca, aprire un’attività lavorativa o farmi assumere da qualche parte, chiedere un mutuo, comprare la macchina e via dicendo).

Dico che è famigerato perché a quanto pare la richiesta non si può portare a termine online, ma bisogna presentarsi di persona all’ufficio con modulo ex15 compilato, nonché fototessera e fotocopia del passaporto (o carta d’identità per i cittadini UE, da presentare anche in originale). Poi devi fare la coda all’ufficio preposto, uscire, andare in una qualunque banca a pagare €9,36 con il modulo 790, tornare con la ricevuta di pagamento e fine. Il problema scatta nella fase “fare la coda”, perché per esempio in città come Barcellona il numero di stranieri che vogliono il NIE è così alto che se vuoi cavartela devi presentarti davanti agli uffici con tipo tre ore di anticipo (c’è anche chi offre un servizio di tieni-posto a pagamento, mi dicono). Nelle zone più gettonate ci sono agenzie che si occupano di tutta la procedura (spesso si aggiunge l’ulteriore passaggio di dover fissare un appuntamento previo alla coda) ma per fortuna nella provincia di Gipuzkoa non c’è molta gente che sgomita per venire a lavorare. Il che è un bene, dato che io alle 8:15 ero primo (di due) davanti alla porta dell’Ufficio Stranieri (o quel che è), per entrare alle 8:31 e… scoprire che non era l’ufficio giusto per me.

Questa settimana per fortuna apriva pure mezz’ora prima

A quanto pare dovevo invece andare al commissariato di polizia, che per fortuna era a due passi da lì. Sono arrivato alle 8:45 e ovviamente ero dodicesimo in coda. In realtà, ci hanno anche messo poco a chiamarmi e un’ora dopo avevo in mano il mio foglio di carta con codice alfanumerico univoco.

La sede della polizia di Donostia. Qui alle nove del mattino è ancora buio.
Non aiuta il clima tipo londinese con pioggia a intermittenza

Ritornando verso la fermata dell’autobus sono pure passato per caso davanti a un ufficio della Lurraltebus, ovvero la società di trasporti locale e forte del mio NIE nuovo fiammante ho potuto quindi fare anche la richiesta per la tessera dell’autobus (costa 5€ e mi arriva a casa tra una settimana): due piccioni con una fava!

Prima settimana

Avevo in mente di scrivere due righe con le prime impressioni ma alla fine mi son perso e niente, vi lascio questa foto con vista del posto dove lavoriamo (a destra le gradinate dove siedono i visitatori del museo che passano a guardarci lavorare).

Rapida carrellata: in basso a sinistra c’è Ezekieltz, la copia della barca in basso a destra, una tradizionale barca basca che si chiama Maribeltz. Quella capovolta in alto a sinistra non ricordo come si chiamerà, ma è una barca fatta in strip-planking che vogliono usare per attraversare l’Atlantico a remi (verrà rivestita in fibra di carbonio, prima). Al centro si vede il pannello col tracciato della barca gigante di cui parlo in questo post. Si vedono tutte le sagome delle ordinate e poi in alto la sagoma dell’asta di prua e in basso parte della poppa. È in scala 1:1, per darvi un’idea delle dimensioni.

Oh no

https://www.instagram.com/p/Bscxmg8lKA_/

Alex Norris ha pubblicato questa vignetta sul suo bellissimo profilo Instagram (seguitelo @webcomic_name). Un po’ mi ci sono rivisto, ma spero che vada a finire meglio di così!

AAAnnunci

“no se hace contrato”
“para chicas”
“Preferiblemente chicas”
“SOLO PARA CHICAS”
“700 €/mes”
“sólo chica”
“Alquilo habitación a chica”
“Piso exclusivo para estudiantes”
“Habitacion por dias o cortas estancias”
“para una chica”
“habitación por días o al mes sólo chicas”
“no parejas”
“Se alquila habitación solo a mujeres o chicas estudiantes”
“preferentemente señoras”
“no hago contrato”
“sólo latinos”
“fianza de 900€”
“personas latinas”
“sin padron ni contrato”
“no se aceptan parejas”
“No se admite entrada a terceros en la vivienda. Sólo chicas si no lo eres no llames”
“para chicas solas”
“sin empadronamiento ni contratos”
“para chica”
“880€/mes”
“piso exclusivamente para dos chicas”

Venezia non era poi tanto male, in fin dei conti…

Prove di tiramisù

Vi basti sapere che al supermercato non c’era, perciò al posto del mascarpone ho usato queso fresco batido… Ecco, se vi capita di non trovare il mascarpone magari ripiegate su una crostata.

Cit.

“Dans les civilisations sans bateaux les rêves se tarissent”

(Nelle civiltà senza barche i sogni si prosciugano)

— Michel Foucault, “Des espaces autres”

Partenza

Viaggio della speranza accompagnato da Rita.

Per portare su più robe senza i problemi di peso che avrei avuto provando a imbarcare i miei attrezzi nella stiva di un aereo, abbiamo deciso di viaggiare via terra.

Tre bagagli per tre anni

Il giorno più economico per viaggiare si è rivelato essere il 31 dicembre (il 25 dicembre a dire il vero sarebbe costato meno, ma saremmo stati entrambi diseredati).

Il tragitto più economico invece si è rivelato essere Milano p.ta Garibaldi – Paris Gare de Lyon in TGV (i sedili erano arancioni e viola, giuro. E per terra c’era la moquette. In treno. La moquette. E nei bagni non c’era il bidet. Francesi puzzoni).
Tappa a Parigi gentilmente ospiti del monolocale di Irene (lei non c’era ma non ci saremmo entrati in tre, effettivamente), giusto il tempo di trascinare avanti e indietro le valigie e partenza alla volta di San Sebastian-Donostia con un pullman Eurolines. Dieci ore di autobus, per guadagnare una notte. Il bambino che piangeva c’era, se ve lo stavate chiedendo.

Noi che passiamo il confine tra Paesi Baschi francesi e spagnoli

Chi segue Rita su Instagram sarà al corrente del dramma pre-partenza: l’omino del pullman vede la mia carta d’identità elettronica (fatta nuova pagando quasi trenta euro apposta per non partire con quel foglietto sdrucito che è la carta d’identità italiana cartacea). Ci dice che non l’ha mai vista, ma che l’analogo documento francese non permette di viaggiare all’estero senza passaporto. Panico generale, ma abbastanza sicuri di essere cittadini europei decidiamo di accollarci il possibile casino alla frontiera. Al confine fanno salire un cane antidroga, che però doveva essere meglio informato riguardo i documenti italiani perché non mi ha detto niente. Deve anche aver detto una buona parola al poliziotto francese salito poco dopo che a malapena ha guardato la foto del documento, lasciandosi subito distrarre da un passaporto brasiliano della fila a fianco.