Avvistamento a Trintxerpe:

Avvistamento a Trintxerpe:

Questa settimana ho saltato lezione, ma quantomeno ho fatto il bonifico per pagare il corso di basco (vedi http://acquastanca.eu/2019/01/28/euskaltegi/ e
http://acquastanca.eu/2019/02/20/ni-saul-naiz/).
Non so neppure fino a quando saranno le lezioni, ma per quattro ore di lezione a settimana sono certo che sono 5 euro ben spesi.

Mi sono distratto un attimo ed è passata una settimana! Rimedio subito con qualche articolo retrodatato su cosa è successo in questi giorni. Tantissime cose, a dire il vero.
La cosa più importante è che Rita è venuta a trovarmi (la vedete nella foto mentre ispeziona l’avanzamento dei lavori sulla trincadura http://acquastanca.eu/2019/02/10/trincadura/). Però nel frattempo c’è stato anche il carnevale, con parate e travestimenti annessi… con relativa menzione d’onore.
Oggi però è un giorno triste, perché sono finite le giornate con 20°C e ha ripreso a piovere. Nel pomeriggio ci è pure affondata una barca a causa della pioggia e del vento…

Pioggia: sì (anche se ha già smesso, il vento rimane)
Donostia è una bella città, ma non è che sia poi tanto grande. Di cose da fare al chiuso, quando il tempo non è dei migliori, non ce ne sono poi molte. Io e Rita abbiamo optato quindi per una visita all’aquario (http://aquariumss.com/).
Devo ammettere che le aspettative erano basse, ma che in fin dei conti è stato piacevole, se si escludono le centinaia di bambini che trottavano a briglia sciolta tra le sale. Chi ha seguito le nostre storie su Instagram sa che ci siamo divertiti parecchio.

C’è anche da dire che delle tre ore e mezza passate dentro, più di una l’abbiamo dedicata ai modelli di barche esposti all’inizio della visita. Si tratta principalmente di barche da pesca basche, ma non solo. Uno dei modelli è una chipironera (barca per andare a seppie) realizzata da Joseba, il modellista che lavora per Albaola e che ha curato il progetto del San Juan (famoso caso di modello in scala 1:1!).
Pioggia: no, ma la temperatura è scesa parecchio dai venti gradi di ieri. Dicciotto, dai.
A quanto pare qui si fa festa sempre e ogni occasione è buona per travestirsi e fare casino. Potevano i nostri amici baschi tralasciare il carnevale? Giammai!
Per le strade della città hanno sfilato i vari carri in corteo, con tanto di compagnia danzante formata da gente di tutte le età, dai bambini piccolissimi ai vecchi che ti chiedevi come facessero a stare in piedi dopo ore di marcia danzante. Per non parlare delle cubiste sui carri, con il bastone poggia-mano o la catenina attorno alla vita per evitare che cadessero, un po’ stile sfilata del carnevale di Rio.
Il carro migliore, neanche a dirlo, era quello sull’Italia. Qui vi faccio vedere solo una parte del complesso, per lasciarvi immaginare il resto. Nelle foto qua sotto vedete dei ballerini vestiti da gondoleri con tanto di gondola in cartone con le bretelle oppure da colosseo con torre di pisa in testa, mentre mancano quelli vestiti da pasta e da pizza. I tecnici del suono sul furgone erano in gessato, ovviamente. Sul carro invece, oltre alle Vespe e alle borse di Gucci e a vari monumenti di città italiane (compresa la gondola-kayak che si vede in foto) c’erano tre personaggi, di cui due non siamo riusciti a riconoscere.
Il terzo, chiaro come il sole, era la Raffaellona nazionale, un bellissimo ballerino con tanto di parruccazza bionda alla Carrà.


Tantissima gente per strada travestita, con figli o meno al seguito. Giovani ma anche adulti, come a Venezia ormai non capita più tanto, purtroppo. C’è da dire che gli adolescenti-cloni erano quasi tutti vestiti o da “Casa di carta” (ok, è di quest’anno, è una serie spagnola ed è un travestimento semplice da fare: tuta rossa, mitra e maschera di Dalì) o con quelle tutone a forma di animale che erano una bella novità cinque anni fa ma ormai hanno tutti. Inoltre, per ragioni a me sconosciute, c’erano un sacco di cheerleader e giocatori di football/basket. Capisco di essere diventato vecchio per questa mia incapacità di comprensione.
Per concludere, una top-tre dei migliori costumi “spontanei”, non necessariamente in quest’ordine:




Pioggia: no.

Poi certo, se ti dai l’ascia sul piede forse vuol dire che ci vorrà ancora un po’ prima di passare l’esame…
Piccola nota a margine: a quanto pare le scarpe antinfortunistiche hanno suola e puntale di metallo, ma il fianco è di semplice (finto-)cuoio.

Grandi novità sul fronte abitativo: nello stesso giorno mi sono arrivate due proposte (a cui si somma una terza di cui dirò a tempo debito)!
La proposta numero uno viene da Federico e Remì, due ragazzi della scuola. Vivono in un appartamentino davanti al frontón di San Pedro (ovvero la piazza col campo da pelota che c’è in tutti i paesini baschi https://en.wikipedia.org/wiki/Fronton_(court)) e vorrebbero affittare la terza cameretta che hanno. Il prezzo è nella media, la casa bella.
La proposta numero due – nota come “variante guardiano del faro” – è saltata fuori a pranzo, parlando di come ci sia bisogno di stare un po’ dietro ai volontari durante la loro permanenza nel dormitorio e su come stare un po’ dietro anche alla cucina. In quanto unico residente stabile di Albaola al momento, l’idea sarebbe di propormi di fare da referente per quanto riguarda l’hospitality in cambio di uno sconto sull’affitto mensile.
Dato che coi (pochi) soldi che ho da parte devo in qualche modo campare tre anni, quest’ultima sarebbe l’offerta verso cui mi orienterei. Vediamo se e quando la proposta verrà ufficializzata. In ogni caso si tratterebbe di rimanere qui “solo” fino ad agosto, perché da settembre Rita dovrebbe raggiungermi e andremmo a stare in una doppia, possibilmente a Donosti.
Pioggia: no.
Oggi ero a Donosti a godermi il lunedì di riposo: c’erano quasi venti gradi e in spiaggia era pieno di gente che faceva surf… Belli da guardare, ma standosene all’asciutto. Per il bagno ci rivediamo in un mese che non sia febbraio, grazie.
Già che ero in città, ho fatto un giro al supermercato per prendere due robe per la settimana quando ecco, davanti a me, il miracolo:

Da Lidl (che non mi ha pagato per fare questo post) come saprete ci sono spesso le settimane a tema sulle varie cucine del mondo: negli scorsi mesi ci sono state la giapponese e la francese, per dire.
Nel mucchio anche tanta robaccia, tipo la solita pasta colorata improbabile che viene venduta solo agli stranieri (si trova senza problemi anche a Venezia, ovviamente).



Ma ho potuto comprare del pesto “trapanese” di pomodorini secchi, delle piade sfogliate, della salsa di pomodoro decente (ovvero liscia), delle lasagne, ma soprattutto, delle pseudo-macine!

Come anche in Germania, Francia e altri Paesi, qui non esistono i biscotti da colazione. Ci sono solo quelli da tè. “Uno vale l’altro”, direte voi… E invece no. Si possono invertire in un senso ma non nell’altro, ovvero si può prendere il tè delle cinque con dei Galletti, ma voglio vedervi la mattina a mangiare un quintale di biscotti al burro, oppure biscotti ricoperti di cioccolata per fare colazione. Già non sono sane le Macine, figuriamoci così (per la cronaca, al momento sul fronte biscotti campo principalmente di Digestive).
Ovviamente questo inaspettato ben di dio arriva proprio pochi giorni prima della venuta di Rita, che passa a trovarmi per le vacanze di Carnevale. Ovviamente metà del suo bagaglio è già stato precettato:

Pioggia: no.
Ieri ho finalmente conosciuto Marco, ragazzo di Venezia (“nato a Venezia ma cresciuto al Lido”, parole sue) che mi avevano già anticipato vivere qui e lavorare occasionalmente in uno dei bar di San Pedro (il Begihaundi). Ero seduto a parlare di baccalà con gli altri (c’è un negozietto a Trintxerpe che vende solo quello, per questo è uscito l’argomento) e proprio mentre citavo il baccalà mantecato il cameriere che ci stava portando via i bicchieri vuoti mi fa: “ma sei italiano?”
Oggi invece uno dei volontari che spesso passano per lavorare qua, principalmente nei fine settimana, mi presenta un altro che avevo già visto altre volte, dicendomi: “lui è italiano”. E così ho conosciuto pure Alessandro, sardo che lavora per una birrificio locale. A quanto pare qui intorno ci sono più italiani di quanto mi aspettassi.
“Mala Gissona” è il nome del birrificio, che peraltro ha degli accordi con Albaola e produce la birra “Nao”, venduta nel negozio del museo.

Il nome significa “cattiva persona”, in un misto tra il castigliano mala e il basco gizona. L’espressione si trova attestata in un manoscritto risalente al XVII secolo contenente la lista denominata Vocabula Biscaica, ovvero una lista di parole basche mischiate ad altre inglesi, francesi, olandesi, spagnole e tedesche.
Era una specie di dizionario per i marinai che cacciavano balene nel mare del nord e contiene anche alcune frasi di quello che è noto come Pidgin Basco-Irlandese (https://en.wikipedia.org/wiki/Basque%E2%80%93Icelandic_pidgin).
La birra come ben sapete non mi interessa più di tanto, ma solo per questo si sono guadagnati la mia simpatia da linguista.
Pioggia: no.
Inizia il mio fine settimana traslato e oggi è il mio sabato. Per il resto di Pasaia però è domenica, in particolare la settima giornata di campionato della Liga de bateles.

Un batel è più piccolo di una trainera, ma ci assomiglia molto. Si tratta di un’imbarcazione con quattro vogatori a banco fisso, più il timoniere che allo stesso tempo incita i propri compagni di squadra e tiene il ritmo della vogata.

Mi dispiace, ma non saprei dirvi chi abbia vinto.
Pioggia: come si può intuire dalle foto, no.