Zinema

A Donostia c’è un posto che si chiama Tabakalera. È un vecchio edificio industriale, riconvertito a centro civico per attività culturali varie. In un futuro prossimo ci farò un post per spiegarlo bene, promesso.

Fatto sta che tra febbraio e marzo c’è una rassegna cinematografica intitolata Ezezaguna (“L’ignoto”, però Zinema eta zientzia si capisce, dai). http://www.filmotecavasca.com/es/la-filmoteca-vasca-y-el-donostia-international-physics-center-dipc-presentan-la-segunda-edicion-del-ciclo-sobre-cine-y-ciencia-lo-desconocido Film a 3,5€, in lingua originale e con introduzione di un qualche scienziato/ricercatore.

Tutto molto bello, mi dico, e oggi danno pure un film russo, figata: ci vado.

Stasera c’era la possibilità di vedere “La morte corre sul fiume”, per un’altra rassegna. Ho preferito fare un giro della Tabakalera, andare a fare la spesa e rientrare a San Pedro.

Oggi però non è giovedì.

“Grande America”

A quanto pare martedì è affondata una nave cargo dell’armatore Grimaldi nel golfo di Biscaglia, dopo aver avuto un incendio a bordo.

Si trova al largo de La Rochelle e qui sono tutti all’erta per eventuali chiazze di carburante e petrolio che potrebbero essere trasportate dal vento verso la costa qua da noi.

Garbigailua

Un minuto di silenzio per la cinghia della lavatrice del dormitorio.

Insegna a lavare agli angeli (con tutte quelle tuniche bianche lassù dev’essere un disastro)
Pioggia: sì.

Marqués de la Victoria

Parlavo con Joseba del libro incomprensibile che ci ha fatto conoscere Jens, che purtroppo ha ben poche immagini (http://acquastanca.eu/2019/03/09/thomas-rajalin/) e mi ha passato un altro libro, quasi coetaneo, che al contrario ha praticamente solo disegni e un po’ di testo (per di più in castigliano e quindi relativamente facile da leggere).

Si tratta del Diccionario de Arquitectura Naval Antigua y Moderna di Juan José Navarro de Viana y Búfalo (1687-1772), primer Marqués de la Victoria, capitán general de la Real Armada.

Conosciuto anche come Álbum de Construcción Naval, è un trattato su tutto ciò che riguarda la costruzione navale, dal legno utilizzato, alle vele, gli armamenti, l’allestimento degli interni con tanto di rappresentazione dei paramenti sacri per il sacerdote di bordo e del mobilio per gli ufficiali, delle provviste da caricare e dalle stoviglie della cucina. Vengono raffigurati anche gli edifici dove si lavorano le varie parti, dalle corderie alle forge, dalle segherie alle tese dove vengono realizzate le ancore. Inoltre il buon marchese si prende la briga di disegnare anche tutti gli attrezzi utilizzati, dai chiodi, alle seghe, le asce, i girabacchini, le gru.

Davvero bello da sfogliare, ricorda un po’ le enciclopedie per bambini, quelle con solo immagini raggruppate per temi. Se volete qui si trova qualche informazione in più al riguardo, corredate da altre scansioni ma di bassa qualità (nonché la bibliografia completa del Marchese): http://www.armada.mde.es/museonaval/aplicaciones/coleccion-marques-victoria/#

La sorpresa è stata trovarci una gondola, quando parla delle varie barche del mondo:

In effetti ha copiato perfino la speculatura dovuta alla stampa

Ma come mi ha fatto notare Gilberto (https://www.veniceboats.com), si tratta di una copia dal trattato Architectura navalis et regimen nauticum di Nicolaas Witsen (1641–1717), che se volete potete scaricare qui: https://ia902703.us.archive.org/1/items/bub_gb_XfA3AQAAMAAJ/bub_gb_XfA3AQAAMAAJ.pdf

A poppa si nota la pedana per il vogatore che dovrebbe stare sul lato sinistro, ma l’incisore non poteva saperlo

Personaggio di gran lunga più interessante, Witsen fu sindaco di Amsterdam diverse volte, nonché amministratore della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Fu cartografo, “antropologo” e mecenate, amico di Pietro il Grande e ovviamente esperto di marineria. https://en.wikipedia.org/wiki/Nicolaes_Witsen

Pioggia: sì

Thomas Rajalin

Il mitico Jens (vedi l’articolo precedente http://acquastanca.eu/2019/03/09/windwagon/) ci ha spiegato che per gran parte del suo lavoro di archeologia sperimentale di ricostruzione di vele e cordame si è basato su un testo del 1730, scritto dall’ammiraglio Thomas Rajalin e con un titolo facile e intuitivo:

Nödig Underrättelse 
Om 
Skiepz-Byggeriet
Och der utaf härflytande 
Högnödige och Siöwäsendet 
Samt 
Taklingen tilhörige Proportioner 
Efter 
Höga wederbörandes 
Befallning 
Beskrifwen på Swänska och med nödige Figurer förklarat

Sempre sia lodato Wikimedia Commons

Da quello che ci ha raccontato è un peccato che non ci sia in giro una traduzione in inglese (almeno che io sappia). In pratica si tratta di un manuale pensato per essere rivolto ai maestri d’ascia che lavoravano per la flotta reale, con l’intento di standardizzare i materiali e i metodi di costruzioni delle navi.

Per un lettore moderno ci sono dei passaggi un po’ spiazzanti, perché è quasi tutto è spiegato senza immagini e senza usare nozioni teoriche e matematiche ma modi che fossero comprensibili a un costruttore di barche analfabeta del millesettecento. Tipo (esempio inventato): “per trovare l’inclinazione dell’albero maestro prendete uno spago che vada dalla chiglia alla sommità dell’albero, avvolgetelo tredici volte sull’albero stesso e avrete la distanza di dove dovrà cadere il filo a piombo che parte dalla cima dell’albero rispetto alla base. Tutto questo per evitare di dire cose tipo “un’inclinazione di tre gradi”.

Ci diceva che ovviamente a volte non è particolarmente chiaro a un lettore moderno, per esempio quando si riferisce ai diametri delle funi partendo dagli spaghi con cui vengono intrecciate, di cui però oggi non conosciamo la dimensione esatta (oltre alle difficoltà odierne che ci raccontava di reperire funi di canapa di qualità adeguata).

Qualche disegno c’è, ma forse non aiuta poi molto un neofita come me

Se siete interessati a provare a leggerlo, ne ho trovata una parte trascritta (ma non tradotta) e la scansione in pdf in alta risoluzione da scaricare:

http://www.bruzelius.info/Nautica/Shipbuilding/Rajalin(1730).html

https://weburn.kb.se/metadata/998/EOD_2980998.htm

Windwagon

Ad Albaola arriva un mucchio di gente e la maggior parte di questa gente non ha tutte le rotelle a posto.

In questi giorni è passato di qui Jens, una vecchia conoscenza da queste parti, anche se io era la prima volta che lo incontravo. Ovviamente mi è piaciuto molto.

Trattasi di uno svedese che ha disegnato e costruito tutto l’armo e le manovre (vele e cime) dell’Hermione, replica dell’omonima fregata francese del 1779 che portò il generale Lafayette a supportare la rivoluzione americana in funzione anti-inglese. https://en.wikipedia.org/wiki/French_frigate_Hermione_(2014)

L’Hermione a Pasaia nel 2018, a sinistra si intravede Albaola

L’anno scorso è stata ospite del Festival del Mare di Pasaia e io me la sono persa per un soffio… mannaggia.

Prima di questa, Jens ha armato anche il Götheborg, replica di un mercantile delle Indie Orientali affondato nel 1745 al rientro in Svezia. https://en.wikipedia.org/wiki/G%C3%B6theborg_(ship)

Foto di Kjell ANDRÉ – Wikicommons

Verosimilmente si occuperà anche del San Juan (“Che lavoro fai?” “Mah, niente di che: studio e ricostruisco corde di canapa e vele di lino per repliche di imbarcazioni del diciasettesimo e diciottesimo secolo, usando tecniche e strumenti dell’epoca”).

Oggi dopo il lavoro ha tenuto una breve conferenza in cui ci ha mostrato un po’ di foto raccontandoci di questi due progetti. Più un terzo, quello del titolo.

Qualche anno fa Jens e i suoi amici hanno affrontato la crisi di mezza età decidendo di andare in un bosco in Svezia, abbattere degli alberi, costruirci un carro, metterci delle vele, infilarlo in un container, spedirlo in America e attraversarci il deserto salato del Nevada. Per andare al Burning Man, ovviamente. http://www.windwagonproject.se/

Metto qui il link al sito del festival per mia nonna che non sa che cos’è: https://burningman.org/

Se cercate su Youtube c’è anche un lungometraggio, mentre l’album con la musica dei Driftwood Company lo trovate su Spotify

Dopotutto quando hai un maestro velaio e cordaio tra gli amici, che fai? Non ne approfitti?

Vorrei tanto poter fare un giro su quel coso…

Ovviamente mentre provavo a scrivere questo post mi sono perso via partendo dalla pagina di Wikipedia dedicata al landsailing (anche se mi piace di più dirtboating come termine): https://en.wikipedia.org/wiki/Land_sailing

Lo zeilwagen progettato dal matematico Simon Stevin, noto come Stevino in Italia, nel 1600

Ho scoperto che ovviamente i cinesi ci erano arrivati ben prima di noi e che già sulle mappe di Mercatore si vedono carri a vela in Cina. Perfino John Milton in Paradise Lost (1667) scrive:

Chinese drive, with sails and wind, their cany waggons light

In questo blog http://www.chinarhyming.com/2014/01/16/john-milton-paradise-lost-and-chinese-wheelbarrows-with-sails/ c’è una raffigurazione di una carriola cinese con vela di un secolo dopo e su quest’altro https://hackaday.com/2017/06/13/our-gunpowder-and-tea-came-from-china-why-didnt-we-copy-their-wheelbarrows/ ho trovato una foto dei primi del novecento che mostra la stessa cosa.

Da Wikimedia Commons

Chiudo con un articolo molto interessante e approfondito sul perché la versione cinese della carriola fosse per molti versi superiore a quella occidentale, con un ricco apparato iconografico nel caso sia venuta la scimmia anche a voi:

https://www.lowtechmagazine.com/2011/12/the-chinese-wheelbarrow.html

Pioggia: non mi ricordo neanche più. Mi pare che sì, stamattina abbia piovuto, ma il tempo cambia così in fretta che non ne sono più sicuro.

Txoko

Uscito da lavoro sono andato a San Pedro a fare due passi, ragionando di raggiungere Donosti per vedere se era rimasto qualcuno in giro dalla manifestazione.

Lungo la strada però, ho incontrato un po’ di gente di Albaola che mi ha invitato a cenare con loro alla Sociedad. Aitor, uno dei carpentieri, è infatti membro della Piña Kurdin, una di queste associazioni tipicamente basche nate con finalità gastronomiche (https://en.wikipedia.org/wiki/Txoko).

Gruppi di amici affittano o addirittura comprano un locale (spesso un seminterrato o un piano terra) con bagno, cucina e tavolate e poi ne dividono le spese di gestione. Il socio paga una quota mensile e ha diritto di portare quanta gente “esterna” voglia, a patto di prenotare i tavoli onde evitare spiacevoli sovraffollamenti.

Il cibo si porta da fuori e si cucina direttamente lì, il bere invece è a disposizione e basta tenere conto di ciò che si consuma per poi ripagarlo alle casse dell’associazione, che provvederà a reintegrare le scorte.

Il circolo Piña Kurdin (http://www.euskadi.eus/gobierno-vasco/contenidos/asociacion/asrpg00320/es_def/index.shtml) fu fondato 85 anni fa, il 30 maggio 1934, da otto amici e trattandosi di San Pedro, negli anni è stato soprattutto promotore di attività di voga. Altri circoli a Donosti per esempio si occupano di organizzare la tamborrada e via dicendo.

I txoko ebbero grande fortuna sotto Franco, perché spesso hanno come regola il divieto di parlare di politica ed erano perciò visti favorevolmente dal regime, nonostante spesso ci si parlasse in basco, che era ufficialmente vietato.

Una foto d’epoca della Sociedad Piña Kurdin, nella sua prima sede

Ironia della sorte, essendo oggi l’otto marzo, tradizionalmente l’accesso è vietato alle donne. Ormai in gran parte delle sociedad questo divieto non è più in vigore (noi ne avevamo tre al tavolo), anche se mi dicono che spesso alle donne non viene comunque permesso entrare in cucina.

Pioggia: sì.

Greba feminista

Buon otto marzo a tutte!

Un messaggio da Ioanna, a nome di tutt’asterisco

Oggi a lavoro non c’era nessuna ragazza. O meglio, Rosie e Ioanna (le uniche due dell’Aprendiztegi) sono venute come sempre alle nove, ma quando hanno visto che non c’erano né le ragazze dell’ufficio, né nessuna delle guide, sono uscite e sono andate alla manifestazione che c’è stata a San Pedro.

La cosa che mi ha colpito di più è che tutti i carpentieri qui la vedessero come una cosa normale e giusta. Non è proprio il tipo di persona che ti aspetteresti supportare uno sciopero femminista anti-patriarcale…

Ma qui in Spagna (mi perdonino i baschi https://grebafeminista.wordpress.com/) l’8M è mooolto partecipato. E quando dico “molto”, intendo davvero molto.

Donostia, credits to Ainara

A Donosti era pieno di gente, ma guardate a Madrid (courtesy https://www.ilpost.it/2019/03/09/foto-manifestazioni-donne-8-marzo-mondo/giornata-donna-madrid/):

La manifestazione per la Giornata internazionale della donna a Madrid, in Spagna, l’8 marzo 2019 (Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images)
Pioggia: no

Pintxo

Grazie ai contatti all’estero del buon Antonio stasera sono stato a San Sebastian con un autoctono: Xabier. Abbiamo fatto due chiacchiere ma sopratutto siamo stati a mangiare qualche pintxo.

Un pintxo è l’equivalente basco delle tapas spagnole o dei cicheti veneziani: piccoli stuzzichini più o meno complessi, caldi o freddi, spesso messi in bella mostra sui banconi dei bar per invogliare la clientela a mangiarli (ma il trucco è ordinare quelli scritti sulla lavagna, preparati al momento su richiesta).

Il nome deriva dallo spagnolo pinchar, “infilzare”, perché spesso sono tenuti insieme da uno stuzzicadenti.

A San Pedro si limitano a qualche paninetto, delle tortillas di patate o delle olive (ce ne hanno servite con del Martini, una volta). Ma a Donosti è una cosa inusitata per la varietà che si può trovare, c’è pure la app: https://pintxos.es/en/.

Noi in particolare siamo stati “solo” in tre locali e ovviamente ci sono alcuni pintxo che sono tipici di alcuni posti piuttosto che altri.

Il primo bar, di cui ho scordato il nome, ci ha proposto il pintxo della casa (di cui quindi non so il nome, scusate), ovvero uovo cotto a bassa temperatura con crema di tartufo, pancetta soffritta, salsa di funghi e formaggio grattugiato. Il tutto in una ciotola da mescolare bene e poi mangiare con dei crostini di pane. Molto buono, ma forse niente di entusiasmante.

La seconda tappa è stata da Borda Berri (http://pinchables.net/borda-berri/). Non l’ho specificato prima, ma tutti questi posti si trovano nel barrio viejo, il “quartiere vecchio” della città.
Qui non sapevo che scegliere e ho chiesto a Xabier cosa fossero i kallos de bacalao en salsa pil-pil. Mi ha detto di prenderli e che li avrebbe mangiati lui se non mi fossero piaciuti. Sapendo che mi piace il baccalà sono andato abbastanza tranquillo e infatti era buonissimo:

La salsa pil-pil praticamente è fatta di olio, aglio e baccalà

La consistenza dei kallos era quasi gelatinosa, ma non in senso negativo, anzi: morbidissimi si scioglievano in bocca. Cosa sono? Interiora di pesce. La vescica natatoria del baccalà in particolare, a quanto pare (https://justinclegaspi.wordpress.com/tag/fish-maw/).

Terza e ultima tappa, alla Cuchara de San Telmo (http://pinchables.net/la-cuchara-de-san-telmo/). Il nome ovviamente viene dal museo cittadino che ci sta proprio di fianco (cfr. http://acquastanca.eu/2019/02/09/san-telmo/).
Posto molto carino, apparteneva agli stessi proprietari del Borda Berri che si sono poi separati, per questo alcuni dei piatti sul menù si assomigliano. A favore del “Cucchiaio di San Telmo” gioca però il fatto di avere il plateatico coi tavolini fuori (no servizio al tavolo, no coperto), disporre di menù in inglese e essere un pelino fuori dalle vie principali del centro, che la sera possono essere parecchio affollate. Forse con più turisti, ma d’altronde è stato menzionato anche sul New York Times (https://www.nytimes.com/2011/08/07/travel/36-hours-in-san-sebastin-spain.html).
Cosa abbiamo ordinato? Falso risotto (fatto con la pastina orzo, ovvero i nostri “risoni” e orecchio di maiale, croccante e con una crema di lenticchie. Se non pensi a cosa stai mangiando è tutto buonissimo.

La carrillera de ternera (“guancia di vitello”) la prenderemo la prossima volta

La serata è finita presto perché domani si lavora, ma di certo sono tornato a casa sazio (pedalando, per smaltire un po’).

Pioggia: no