Too Good to Go

Oggi finalmente abbiamo provato l’applicazione che ci aveva consigliato Dani mesi fa: https://toogoodtogo.it/it

In pratica si tratta di un’app che in base alla tua posizione ti indica locali nei dintorni che a fine giornata anziché buttare il cibo avanzato lo mettono in vendita sotto forma di “Magic box”.

Non si può scegliere il contenuto, ma un po’ te lo puoi immaginare a seconda del bar o ristorante che scegli. Noi per andare sul sicuro abbiamo iniziato con una panetteria e per tre euro abbiamo avuto pane fighetto e dolci assortiti. Oso ondo.

Un esemplare di Saul felice di avere recuperato cibo buono per pochi soldi

Dani ci dice che a Madrid ci sono molti più posti che aderiscono, mentre per curiosità ho guardato a Venezia e non c’è nulla… Ma di certo voi che mi leggete da Milano e Pavia ne trovate qualcuno con cui provare!

Zorionak

Oggi 45° compleanno di Brian (nonché 1° del suo secondogenito), visto che c’eravamo quasi tutti abbiamo approfittato per scattare una bella foto di gruppo.

In primo piano, la pozza perenne di fronte alla cucina. Non fa in tempo ad asciugare che piove di nuovo

Oltre a noi studenti ci sono quattro intrusi, cioè volontari di passaggio, e il ragazzo a fianco a me: Matt. L’hanno assunto da poco come aiuto di Brian e in teoria rimarrà fino al varo del patache, al festival marittimo di Pasaia di quest’estate.

Da notare il regalo che abbiamo fatto a Brian: cappello da cowboy anti-infortunistico. Che classe.

Paketea behetik

Il pacco-da-giù è un’istituzione per i fuorisede del meridione che vanno a studiare nelle fredde università del nord Italia.

Ecco un pratico tutorial per i polentoni che non dovessero conoscerlo

Oggi ho ricevuto anch’io il mio pacco da giù ma conteneva piumino, lenzuola, ciabatte e vestiti… Come si spiega tutto questo? Facile.

Donostia: 43° 19′ 12″ N
Ottobiano: 45° 9′ N

Latitudine alla mano, San Sebastián si trova effettivamente al sud di Ottobiano, ove situasi casa materna. Appare perciò evidente che non di paccodaggiù si potesse trattare bensì di pacco-da-su.

Mi è andata male.

Katmandú

Che non è la città, ma il negozio: https://maps.app.goo.gl/uVEQPGceEHrnquJE7

Ho finalmente portato la bici a raddrizzare le ruote, che erano sbilenche da quando l’avevo comprata (per questo così a poco). La scorsa settimana ho provato a sistemarle da me ma senza successo: è un’arte che tutt’ora mi sfugge.

Molto gentile il biciclettaio, se passate di qua in bici ve lo consiglio.

Euskaltegi II

Pasaia è tutta tappezzata di bandierine che invitano a studiare basco, a Donostia ci sono i cartelloni pubblicitari e ci sono arrivati perfino i volantini dell’euskaltegi, ovvero -per chi era distratto- la scuola di basco.

Il nuovo anno di corso inizia tra poco (le lezioni vanno da ottobre a giugno) ma dopo essere partito lanciato a gennaio e aver frequentato fino all’estate ora sono un po’ titubante.

Ci ho pensato un po’ su e si tratta di mera Reallinguistik: in questi mesi ho imparato pochissimo basco. Quando sono stato in Finlandia (unica mia esperienza all’estero in qualche modo paragonabile a questa dal punto di vista linguistico) dopo otto mesi parlavo un discreto finnico, come mai?

-Innanzitutto avevo la metà degli anni che ho adesso (ok, poco più di metà) e l’elasticità mentale per le lingue cambia
-vivevo in una famiglia i cui membri parlavano inglese poco e male, andavo a scuola e tutti parlavano in finlandese. Per contro qui vivo con Rita (non solo, ma lei è l’unica italiana) e per di più tutti sono perfettamente bilingui. Nonostante il fatto che Gipuzkoa sia una delle regioni dei Paesi Baschi dove più si parla basco, nulla toglie che tutti parlino un perfetto castigliano, specialmente qui vicino a una città grande e importante come Donostia. Al lavoro poi, di lingue ne parliamo tre o quattro diverse insieme…
-aggiungiamo il fatto che quando ero in Finlandia avevo un sacco di tempo per studiare la lingua dopo essere tornato a casa da scuola (e non avevo uno smartphone), mentre qui la sera sono sempre parecchio stanco e i pochi giorni liberi che ho li occupo con cose tipo fare la spesa e fare il bucato. Ho più che dimezzato il numero di libri che leggo al mese in confronto all’anno scorso (che lavoravo part-time a Mestre).

NON VALE NASCONDERE IL LIBRO

Insomma, non è del tutto colpa mia ma non ce la faccio ora come ora a mettermi a studiare per bene il basco. Sono certo che mi perdonerete se per ora non aggiungo un’altra lingua inutile al mio curriculum.

P.S. Vorrei però quantomeno tornare in Italia avendo fatto una certificazione di spagnolo C1, giusto per non buttare proprio tre anni all’estero alle ortiche dal punto di vista linguistico… Se avanza tempo giuro che un po’ di basco mi rimetto a farlo.

Zezen

Questo graffito l’ho fotografato a Tolosa, dove ho accompagnato Rita a fare un colloquio. Non Tolosa in Francia, né quella delle Filippine: Tolosa è una cittadina dei Paesi Baschi a mezz’ora di treno da Donostia.

https://it.wikipedia.org/wiki/Tolosa_(disambigua) ( non è neanche l’asteroide)

Da qualche parte ho anche la foto di un bimbo e suo papà che giocano in piazza a San Juan con la stessa cosa: un toro su ruota per toreri in erba.

“Ah, la tauromachia”

Insomma, i tori alla fine vanno ancora parecchio da queste parti.
Ah, intorno all’arena di Tolosa c’erano cinque diverse macellerie… Coincidenze? Noi di Voyager crediamo di no.

Estropadak

La regata della Bandera de la Concha è la più famosa di quelle che si disputano durante l’anno, per via del suggestivo fondale in cui si tengono le gare.

Le foto non sono mie ma rendono l’idea.
Ecco un esemplare di Pedrotarra dal pubblico

Ovviamente anche qui, come dappertutto, la gente scommette. In generale mi pare sia molto più facile qui imbattersi in vetrine di negozi di scommesse sportive o VLT che in Italia. Inoltre dappertutto ci sono chioschetti che vendono biglietti della lotteria e gratta e vinci. Questi ultimi vengono pure venduti da ambulanti armati di POS. Fa un po’ impressione.

https://agenda.diariovasco.com/evento/regatas-de-traineras-bandera-de-la-concha-2019-649196.html

KIROLBET, la empresa guipuzcoana de Apuestas Deportivas ofrecerá, un año más, la posibilidad de apostar a las Regatas de San Sebastián 2019 en el recinto deportivo los dos domingos de competición, 1 y 8 de septiembre. KIROLBET se suma este gran evento con el objetivo de ofrecer las tradicionales apuestas de las regatas

Irrikitaldia

Quando finisce la Settimana Grande c’è l’Irrikitaldia, ovvero una parata in costume (l’ho già detto che qui alla gente piace travestirsi?) organizzata dai Donostiako Piratak, ovvero gli stessi “pirati” che organizzano la Semana Grande alternativa, diciamo. Per capirci con chi sta a Venezia pensate al Carnevale ufficiale vs Carnevalanga (quando ancora si faceva).

A questo giro la gente è vestita anni ’20-’30, per prendere in giro la società borghese e perbenista (nonché filo-fascista) di quegli anni. Si vedono militari, gentiluomini e gentildonne, toreri e chi più ne ha più ne metta.

Non essendo questo pensato per i turisti, la gente parla quasi solo in basco quindi devo essere sincero e dire che mi sfugge un po’ il senso ultimo di tutto ciò…

Ertzaintza

Se cercate “Ikatz kalea” sulla mappa di Donostia non la trovate. Troverete invece “calle Juan de Bilbao”, che è il suo nome attuale. Prima si chiamava “via del carbone” per le rivendite di carbone che erano concentrate lì e la gente, semplicemente, continua a usare il vecchio toponimo. Oggi, come quasi in tutta la Parte Vieja, ci sono principalmente bar.

https://www.travelblog.org/Photos/5720804

Come si può già intravedere dalla foto qui sopra che ho trovato su internet, la via è molto “politicizzata”. Pur essendo molto corta, ha un’alta concentrazione di locali “per baschi”, ovvero non orientati verso i turisti. Come in tutta la città, si vedono bandiere ai balconi che dicono “Presoak etxera” (ci torniamo) e manifesti abusivi ai muri, forse in maggior quantità che altrove. Per non parlare dei semiperenni striscioni.

“Etxera” è una delle prime espressioni che il visitatore impara, insieme al profilo del Paese. Significa letteralmente “a casa” (moto a luogo) e indica quella che mi pare essere la principale lotta politica al momento qui nei Paesi Baschi. L’ETA non esiste più, ha cessato la lotta armata solo nel 2011 e fu sciolta ufficialmente nel 2018. Insomma, è storia recente-recente. https://it.wikipedia.org/wiki/Euskadi_Ta_Askatasuna

Eppure un estraneo come me non percepisce strascichi. Sarà che non parlo basco, sarà che non sono bene (leggi: per nulla) addentro alle dinamiche politiche locali. Fatto sta che uno si immagina che la lotta armata finita da meno di dieci anni (con oltre 800 vittime, di cui 341 civili) lasci qualcosa di più di qualche manifesto sui muri. E infatti…

La bandiera che si vede su praticamente ogni palazzo della città, porta uno slogan riprodotto anche su adesivi, graffiti e manifesti sparsi ovunque (ho visto il logo perfino stampato sui tovagliolini di un bar). Il senso del messaggio è la richiesta di far rientrare nei Paesi Baschi (a volte si chiede l’amnistia, a volte solo il rientro alle carceri locali) i prigionieri cosiddetti “politici”, ovvero in qualche modo legati al terrorismo dell’ETA.

La politica dello stato spagnolo infatti è sempre stata quella di mandarli “al confino”, imprigionandoli in carceri disseminate per tutta la Spagna (il più lontano possibile, fondamentalmente), facendo in modo che fosse più complicato per i vari membri dell’organizzazione comunicare con chi era fuori di prigione. Di fatto gli unici tre su territorio basco sono malati gravi.

https://static3.elcorreo.com/www/multimedia/201805/03/media/cortadas/presos.eps-kGMH-U501807632990MCB-624×700@El%20Correo.jpg

Questo però fa sì che siano difficoltose anche le comunicazioni coi famigliari, che sono i principali promotori di questa iniziativa (lotta?). I manifesti con le facce che si vedono sui muri della città raffigurano solitamente prigionieri di cui viene richiesto il rilascio o il trasferimento.

Ebbene, l’altra sera durante i festeggiamenti eravamo alla fine di calle Ikatz, proprio all’angolo con l’altra strada. Appena fuori c’erano un paio di furgonette della polizia basca con gli agenti che se ne stavano a “distanza di sicurezza” dalla calle in questione.

Ci siamo messi a guardare uno dei manifesti con tutte le fototessere dei prigionieri, immaginandoci quali potessero essere le loro professioni giudicando dalle loro facce. Insomma, visti da fuori eravamo un gruppo di ragazzi ubriachi (nessuno basco) che indicava il manifesto e rideva.

A un certo punto alle spalle ci arriva un ertzaina, ci fa “‘sera”, allunga la mano e senza dire altro strappa il manifesto dal muro, lo appallottola e se ne va, gettandolo nel cestino.

Ci siamo rimasti tutti molto di merda.

Non abbiamo capito bene cosa è successo, ma dopo averci riflettuto e discusso a lungo siamo giunti alla conclusione che il poliziotto non voleva problemi. Magari era quasi a fine turno, o magari sono non aveva cazzi di veder scoppiare una rissa, così quando a visto che ridevamo delle facce dei prigionieri ha pensato che fosse meglio farci capire che non era il caso di farlo, soprattutto non in quella specifica calle.

Però diciamo che ci siamo abbastanza raggelati. E qui ho capito che forse la situazione non si è ancora proprio del tutto-tutto calmata.