Cit.

“Dans les civilisations sans bateaux les rêves se tarissent”

(Nelle civiltà senza barche i sogni si prosciugano)

— Michel Foucault, “Des espaces autres”

Partenza

Viaggio della speranza accompagnato da Rita.

Per portare su più robe senza i problemi di peso che avrei avuto provando a imbarcare i miei attrezzi nella stiva di un aereo, abbiamo deciso di viaggiare via terra.

Tre bagagli per tre anni

Il giorno più economico per viaggiare si è rivelato essere il 31 dicembre (il 25 dicembre a dire il vero sarebbe costato meno, ma saremmo stati entrambi diseredati).

Il tragitto più economico invece si è rivelato essere Milano p.ta Garibaldi – Paris Gare de Lyon in TGV (i sedili erano arancioni e viola, giuro. E per terra c’era la moquette. In treno. La moquette. E nei bagni non c’era il bidet. Francesi puzzoni).
Tappa a Parigi gentilmente ospiti del monolocale di Irene (lei non c’era ma non ci saremmo entrati in tre, effettivamente), giusto il tempo di trascinare avanti e indietro le valigie e partenza alla volta di San Sebastian-Donostia con un pullman Eurolines. Dieci ore di autobus, per guadagnare una notte. Il bambino che piangeva c’era, se ve lo stavate chiedendo.

Noi che passiamo il confine tra Paesi Baschi francesi e spagnoli

Chi segue Rita su Instagram sarà al corrente del dramma pre-partenza: l’omino del pullman vede la mia carta d’identità elettronica (fatta nuova pagando quasi trenta euro apposta per non partire con quel foglietto sdrucito che è la carta d’identità italiana cartacea). Ci dice che non l’ha mai vista, ma che l’analogo documento francese non permette di viaggiare all’estero senza passaporto. Panico generale, ma abbastanza sicuri di essere cittadini europei decidiamo di accollarci il possibile casino alla frontiera. Al confine fanno salire un cane antidroga, che però doveva essere meglio informato riguardo i documenti italiani perché non mi ha detto niente. Deve anche aver detto una buona parola al poliziotto francese salito poco dopo che a malapena ha guardato la foto del documento, lasciandosi subito distrarre da un passaporto brasiliano della fila a fianco.

La mia lettera di Hogwarts

Ovvero, come tutto ebbe inizio.

A trent’anni torno a scuola. Dopo aver fatto lo scientifico e aver poi studiato lingue all’università, proseguo per questa mia ormai chiara traiettoria (?) e vado a imparare a fare le barche. Nei Paesi Baschi.

Foto di Euskaldunaa, CC-BY-SA Wikimedia Commons

Il posto si chiama Albaola Itsas Kultur Faktoria e già dalla foto qui sopra potete vedere che è una figata pazzesca. Si trova in una baia vicina a Donostia-San Sebastian affacciata sul golfo di Biscaglia, al confine con la Francia (o i Paesi Baschi francesi, a seconda dei punti di vista).

Oltre che per il museo di marineria basca, Albaola è nota al mondo perché ci stanno ricostruendo un galeone del 1565, il San Juan, ritrovato in Canada (dove i baschi andavano a caccia alle balene) negli anni settanta, il tutto con materiali e tecniche costruttive dell’epoca.

www.flickr.com/photos/albaola

Un po’ di FAQ

Cosa ci vado a fare io?
Sono stato preso per frequentare l’aprendiztegi, una scuola di carpenteria navale della durata di tre anni, con studenti da tutto il mondo.

Quando parto?
Ho un treno il 31 dicembre (i biglietti costavano meno quel giorno).

Quando torno? Dove torno?
Per tre anni sarò fisso là, salvo occasionali rientri in Italia. Dopo è tutto da vedere…

Che lingua si parla?
Il docente della scuola è statunitense, il suo aiutante argentino ma vive in Francia. Molti intorno parlano basco, ovviamente. Gli altri studenti vengono da diversi Paesi e dal cantiere passano anche molti volontari da tutto il mondo. La risposta è quindi “di tutto un po’.” E sì, ho già comprato un corso di lingua basca.

Bonus track