Katmandú

Che non è la città, ma il negozio: https://maps.app.goo.gl/uVEQPGceEHrnquJE7

Ho finalmente portato la bici a raddrizzare le ruote, che erano sbilenche da quando l’avevo comprata (per questo così a poco). La scorsa settimana ho provato a sistemarle da me ma senza successo: è un’arte che tutt’ora mi sfugge.

Molto gentile il biciclettaio, se passate di qua in bici ve lo consiglio.

Euskaltegi II

Pasaia è tutta tappezzata di bandierine che invitano a studiare basco, a Donostia ci sono i cartelloni pubblicitari e ci sono arrivati perfino i volantini dell’euskaltegi, ovvero -per chi era distratto- la scuola di basco.

Il nuovo anno di corso inizia tra poco (le lezioni vanno da ottobre a giugno) ma dopo essere partito lanciato a gennaio e aver frequentato fino all’estate ora sono un po’ titubante.

Ci ho pensato un po’ su e si tratta di mera Reallinguistik: in questi mesi ho imparato pochissimo basco. Quando sono stato in Finlandia (unica mia esperienza all’estero in qualche modo paragonabile a questa dal punto di vista linguistico) dopo otto mesi parlavo un discreto finnico, come mai?

-Innanzitutto avevo la metà degli anni che ho adesso (ok, poco più di metà) e l’elasticità mentale per le lingue cambia
-vivevo in una famiglia i cui membri parlavano inglese poco e male, andavo a scuola e tutti parlavano in finlandese. Per contro qui vivo con Rita (non solo, ma lei è l’unica italiana) e per di più tutti sono perfettamente bilingui. Nonostante il fatto che Gipuzkoa sia una delle regioni dei Paesi Baschi dove più si parla basco, nulla toglie che tutti parlino un perfetto castigliano, specialmente qui vicino a una città grande e importante come Donostia. Al lavoro poi, di lingue ne parliamo tre o quattro diverse insieme…
-aggiungiamo il fatto che quando ero in Finlandia avevo un sacco di tempo per studiare la lingua dopo essere tornato a casa da scuola (e non avevo uno smartphone), mentre qui la sera sono sempre parecchio stanco e i pochi giorni liberi che ho li occupo con cose tipo fare la spesa e fare il bucato. Ho più che dimezzato il numero di libri che leggo al mese in confronto all’anno scorso (che lavoravo part-time a Mestre).

NON VALE NASCONDERE IL LIBRO

Insomma, non è del tutto colpa mia ma non ce la faccio ora come ora a mettermi a studiare per bene il basco. Sono certo che mi perdonerete se per ora non aggiungo un’altra lingua inutile al mio curriculum.

P.S. Vorrei però quantomeno tornare in Italia avendo fatto una certificazione di spagnolo C1, giusto per non buttare proprio tre anni all’estero alle ortiche dal punto di vista linguistico… Se avanza tempo giuro che un po’ di basco mi rimetto a farlo.

Zezen

Questo graffito l’ho fotografato a Tolosa, dove ho accompagnato Rita a fare un colloquio. Non Tolosa in Francia, né quella delle Filippine: Tolosa è una cittadina dei Paesi Baschi a mezz’ora di treno da Donostia.

https://it.wikipedia.org/wiki/Tolosa_(disambigua) ( non è neanche l’asteroide)

Da qualche parte ho anche la foto di un bimbo e suo papà che giocano in piazza a San Juan con la stessa cosa: un toro su ruota per toreri in erba.

“Ah, la tauromachia”

Insomma, i tori alla fine vanno ancora parecchio da queste parti.
Ah, intorno all’arena di Tolosa c’erano cinque diverse macellerie… Coincidenze? Noi di Voyager crediamo di no.

Estropadak

La regata della Bandera de la Concha è la più famosa di quelle che si disputano durante l’anno, per via del suggestivo fondale in cui si tengono le gare.

Le foto non sono mie ma rendono l’idea.
Ecco un esemplare di Pedrotarra dal pubblico

Ovviamente anche qui, come dappertutto, la gente scommette. In generale mi pare sia molto più facile qui imbattersi in vetrine di negozi di scommesse sportive o VLT che in Italia. Inoltre dappertutto ci sono chioschetti che vendono biglietti della lotteria e gratta e vinci. Questi ultimi vengono pure venduti da ambulanti armati di POS. Fa un po’ impressione.

https://agenda.diariovasco.com/evento/regatas-de-traineras-bandera-de-la-concha-2019-649196.html

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